La domenica delle Palme prima della Santa Messa i fedeli svolgono la processione con i rami di ulivo e le palme benedette presso l’Osanna. In serata viene rappresentata in Piazza Umberto I la rievocazione della Passione di Cristo a cura del gruppo teatrale “Giovanni Paolo II” della Parrocchia di San Pancrazio e San Francesco D’Assisi; lo stesso gruppo organizza la “Via Crucis vivente itinerante” durante il martedì. Il Giovedì Santo viene ricordata la “lavanda dei piedi”. La processione del Venerdì Santo ha inizio dalla Chiesa dell’Annunziata Maria dove un coro composto da bambine chiamate “verginelle” vestite di nero intona un canto straziante rievocativo del dolore della Madonna. La processione prosegue per le vie del paese e si conclude con l’arrivo in chiesa Madre. La domenica di Pasqua vengono portate in processione le statue della Madonna e di Cristo Risorto, ad accompagnare la processione vi sono le “verginelle” vestite di bianco che intonano canti di festa. Il corteo prosegue per tutto il paese e si conclude in chiesa Madre. Il Lunedì dell’Angelo è consuetudine passare la giornata presso il Santuario di Sant’Antonio alla Macchia con famiglia e amici.

 

 

 


Preludio alla Settimana Santa è la Domenica delle Palme. In questo giorno, con la processione dei rami d’ulivo, si commemora l’ingresso del Signore a Gerusalemme e si rende testimonianza della riconoscenza per il Suo sacrificio salvifico. L’usanza della processione nata a Gerusalemme intorno al V secolo, fu accolta in seguito dalla liturgia romana.
La Messa di questa Domenica si concentra sulla Passione di Cristo che in origine era cantata dal solo diacono, riproposta poi nel X secolo da tre diaconi. Il canto del Passio a Mesagne, fino a quando la liturgia si è celebrata in latino, era espressa con l’accompagnamento dell’antico organo a mantici, da tre sacerdoti del Capitolo Collegiale. Questi, rivestiti di paramenti violacei e con la palma in mano, salivano in due sul pergamo mentre il passionista, che ripeteva le parole di Cristo, restava sul presbiterio. La liturgia della Domenica delle Palme si tiene di mattina, mentre nel pomeriggio, da alcuni anni, tutte le parrocchie, in maniera unitaria, percorrono le principali vie del paese tenendo la Via Crucis, che si conclude presso il Calvario vicino alla Chiesa del Crocifisso, con il commento delle Stazioni affidato a sacerdoti e laici.
Testimonianza di questa tradizione, risalente alla fine del XVI secolo, ci viene tramandata da Cataldo Antonio Mandarino che scrive: “il tempio antichissimo di San Lorenzo, senza benefici, serba una antica foggia di chiesa greca, donde credo che Misagne non habbia reliquia di maggiore antichità, quando questa fabbrica con cappelle, colonne, fabbrico e figure antichissime, ove suole il capitolo e’l popolo venir con la universal processione il dì delle palme per cerimonia antichissima di questa patria di Misagne”. Leggi tutto “I Riti della Settimana Santa”


Particolare e tanto attesa da Mesagnesi e non, il Martedì successivo alla Pasquetta (a Pasconi in vernacolo) viene festeggiato con molto entusiasmo. Il luogo più frequentato è quello della “Grazia”, una chiesetta fuori le mura dedicata alla Madonna delle Grazie, a circa 4 Km dal centro abitato, sulla strada che unisce Mesagne a San Pietro Vernotico.
E’ molto probabile che la chiesetta abbia antiche origini e forse quella attuale sorge sull’insediamento del IX secolo. Il fatto che alla fine del Cinquecento la località fosse molto famosa e continuamente frequentata da devoti ci fa capire che questo luogo fosse ben conosciuto. Gli elementi sopravvissuti ci dicono che la facciata dell’antica chiesetta era a capanna; attualmente è caratterizzata da un rosone con vetrata e da un portale su cui vi è una lunetta affrescata che raffigura la Madonna delle Grazie. La porta è aperta a Sud e sull’architrave si trova un elemento caratteristico delle costruzioni classiche greche. L’ambiente è stato modificato nei secoli e ciò spesso a discapito di elementi decorativi e di affreschi. La presenza di una cisterna sotto la struttura fa supporre l’abbondanza di acqua nella zona.
Al suo interno è presente, in una teca di legno chiusa da vetri, la statua della Madonna con Bambino.
Il Martedì successivo alla Pasqua molti si recano sul posto per la tradizionale scampagnata e per partecipare alla Santa Messa. Non si rinuncia neppure al pic-nic, al tradizionale pranzo sull’erba sotto il primo caldo sole di primavera.
Una visita guidata ci porterà a scoprire un luogo fuori il centro cittadino, una storia molto suggestiva tanto da rimanere nel cuore di chi lo visita.


Al dolore del venerdì segue il giorno di umana attesa della divina redenzione.

I confratelli dell’Immacolata in questo giorno si preparano per la processione, ultima della Settimana Santa, con la quale portano per le vie della città il Cristo Risorto che si erge imponente e glorioso su di una nube, nudo nell’aspetto coperto di soli veli e con in mano una bandiera bianca segnata da una croce rossa. La processione ha luogo il giorno di Pasqua


E’ il giorno più mesto. Al mattino “li pappamusci” girano per le chiese rimaste aperte, mentre già di buon’ora tre processioni, con le rispettive confraternite, si muovono contemporaneamente per attraversare le vie della città. Queste processioni seguono un itinerario che tocca tutte le chiese in cui è allestito ancora il Sepolcro e in altri tempi vi entravano per farvi visita. Solo la banda accompagna questi mesti cortei e quando non suona è possibile sentire il rumore dei tacchi, nonchè il suono della trenula, che segna il passo.

La preparazione delle statue dei “Misteri” è l’ultimo avvenimento corale che suggella le privazioni e le penitenze di un intero periodo vissuto con spirito cristiano. Ogni statua è affidata ad una confraternita che deve provvedere, oltre a trasportarla, ad addobbarla con fiori. Le statue, per tutto l’anno ubicate nella chiesa di Santa Chiara, vengono disposte nella navata principale. Campeggia centrale l’immagine di Maria Addolorata vestita nel luttuoso abito che è privo di ogni decorazione in oro, se non un semplice e fine bordino.

La processione muove all’imbrunire per rientrare a notte alta e comunque prima di iniziare il nuovo giorno per non intaccare con la tristezza quel giorno di attesa. La sera, quando ormai sul sagrato e nella piazza vi è una calca di fedeli e quando la banda accorda gli strumenti alla presenza delle autorità civili e militari ecco che il suono delle “trenule” smorza il rumorio della gente ed invita ad un profondo silenzio. Si dispiega una processione di dolore, quale fosse un rosario in cui grani sono uniti da file umane di confratelli e fedeli. I penitenti scalzi ed incappucciati, detti “li Pappamusci cu lli trai”, trascinano pesanti croci sulle spalle ed avanzano tra le deboli luci che a malapena illuminano le strade e le viuzze, sprigionando una grande energia impregnata di fede.

 


Nelle cattedrali ha luogo la Messa più fastosa e solenne a cui aderisce il clero dell’intera diocesi. Alla presenza del Vescovo sono consacrati i sacri olii che sono riposti in tre anfore coperte con stoffe di diverso colore. Alla sera nelle diverse chiese ha luogo la celebrazione in “Coena domini”. Conclusa la funzione i Sepolcri (repositori) vengono aperti per essere visitati dai “pappamusci” e dal popolo.

Dalla parrocchia titolata a Maria SS. del Carmine nelle ore pomeridiane inizia il pellegrinaggio ai sepolcri dei Pappamusci, pellegrini incappucciati che camminano lentamente a coppia, scalzi, con un lungo camice bianco cinto in vita da un cingolo marrone, mozzetta color panna o paglierino, scapolare marrone con la scritta “Decor Carmeli”, cappello da pellegrino in feltro a falde larghe; portano nella mano destra un bastone alto-bordone- sormontato da una crocetta e un gancio a riccio ai due terzi dell’altezza dove poggiano il Rosario. Prima di uscire dalla sacrestia s’inginocchiano dinanzi al simulacro della Madonna con San Giovanni. Al loro passaggio, presso l’angolo tra via Roma e piazza Umberto, due musicanti con corno e trombone eseguono una tradizionale nenia funebre che ricorda l’atmosfera di dolore e penitenza che caratterizza questo giorno. Quando si incontrano per strada o devono darsi il cambio dinanzi al Santissimo queste coppie di pellegrini si avvisano battendo i bordoni per terra, si pongono gli uni di fronte agli altri e si chinano portanndo le braccia al petto, con forza, come se fosse un abbraccio.

Tante sono le ragioni che spingono questi uomini di ogni età, opinioni e culture diversissime a compiere tale scelta. Il mistero del tempo è scandito dai lenti talloni neri di terra e di asfalto. E’ il nostro tempo percorso da rumori che muoiono nel silenzio. Scintille, lampi si agitano in quei due mondi bui coperti dal mistero del cappuccio bianco che da sempre attraggono il nostro desiderio di conoscere. Gli occhi dei pappamusci rimangono pianeti da scoprire. La partecipazione al Rito non è certo da ricondurre al folclore, quanto invece ad un atto di fede, un voto da adempiere negli anni.


Questo è il giorno “ti li piatti”, baldacchini di legno dalla base quadrata e dalle colonne che innestate ai quattro angoli si raccordano in cima con volte a forma di campanile, ornati con fiori, petali uniti a stoffe, con trucioli di legno dai riflessi dorati, ed il grano anemico germogliato al buio durante il periodo di Quaresima. In alto viene appeso un limone o un’arancia simboleggiante il sole. I baldacchini sono sempre decorati con ornamenti diversi tanto da essere utilizzati da più generazioni, ma sempre con le solite raccomandazioni dettate da mamme, zie, nonne. Alla domanda:” Cce ti piaci lu piattu mia?” ottengono come compenso beni in natura o poche monete. Questo era anche un espediente per sanare antichi rancori tra famiglie e scambiarsi scuse e saluti tramite voci innocenti.


I fedeli, carichi dei fasci dei rami d’ulivo, si recano presso le Chiese per far benedire le Palme che saranno riposte sulle terrazze delle abitazioni, nelle proprie case e nei campi augurando pace e abbondanza. Dopo la benedizione gruppi di ragazzi vanno in giro per le strade, bussano ad ogni porta ed offrono i segni di pace. Sempre nella mattinata del giorno delle Palme i confratelli della Congrega titolata a M.SS. del Carmine si recano nella Chiesa Matrice per ricevere il precetto pasquale. Durante il percorso muovono a viso basso ed incappucciato, indossando l’abito di rito, disposti a coppia e salmodiano un’antica nenia dal ritornello “Perdono mioDio, mio Dio Perdono, Perdono mio Dio, perdono pietà”. I confratelli indossano camice bianco cinto ai fianchi con cordone marrone, mozzetta color panna o paglierino con a sinistra il ricamo della “Stella maris”, uno scapolare marrone con la scritta bianca “Decor Carmeli”. Apre la processione la Croce che reca affissi sul legno i simboli e gli strumenti della passione: i dadi, la scala e la lancia; il gallo che cantò il tradimento di Pietro, la frusta, il martello, le tenaglie, la spugna , i chiodi, la corona di spine. La stessa croce aprirà la processione dei Misteri la sera del Venerdì Santo.

In questa domenica si può spruzzare con acqua, per l’ultima volta, il grano fatto germogliare al buio e che deve ormare il “piatto”.


In questo Venerdì che precede la Domenica delle Palme, la Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte sotto il titolo dell’Addolorata (ubicata nella chiesa di Santa Chiara) muove la prima processione che introduce il cristiano al momento di riflessione circa la Passione, Morte e Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. La statua, per l’occasione, veste con abito e manto broccato nero e ricamati in oro. La corona in argento è dono della viscontessa Spagnola D. Carmela Brost, vedova di Giosuè Forleo, sindaco della città nel 1832. I Confratelli, ai primi suoni della “trenula”- battola- sfilano in devoto silenzio avvolti nei loro abiti scuri e coperti dalle loro “mozzette” nere su cui campeggiano l’effige della Confraternita e dell’Addolorata.


Il periodo della Settimana Santa è da sempre per i latianesi un momento molto atteso e vissuto con profonda partecipazione.

DOMENICA DELLE PALME
La mattina della Domenica delle Palme la gente si reca in un punto stabilito del paese (osannatoio), portando in braccio dei ramoscelli di ulivo. Gli osannatoi presenti a Latiano sono: sagrato della Chiesa del Santissimo Rosario, Piazza Umberto I e la Croce posta tra Via Vecchia Mesagne e Via della Libertà.
Una volta arrivati in questi luoghi, ci si raccoglie intorno al sacerdote che recita le orazioni del rito, benedicendo le palme e aspergendo acqua sui rami; a quel punto, in processione, ci si dirige verso la chiesa, dove si celebra la Messa solenne con la lettura del Passio.

GIOVEDÌ SANTO
Nel Giovedì Santo si ricorda l’Ultima Cena fatta da Gesù con gli Apostoli: nel tardo pomeriggio nelle diverse chiese si tiene la celebrazione della messa In Coena Domini con la lavanda dei piedi. Il tutto viene solennizzato con l’istituzione dell’Eucarestia e la deposizione dell’ostia consacrata negli altari della Reposizione (chiamati comunemente Sepolcri) che, a conclusione della funzione, vengono aperti per permettere l’adorazione da parte dei fedeli.
Intorno alle ore 20.00, subito dopo la funzione religiosa, la gente manifesta il proprio sentimento religioso e la propria devozione con la visita di tali altari allestiti nelle seguenti chiese:
• Chiesa del Sacro Cuore
• Chiesa di Sant’Antonio
• Chiesa Matrice
• Chiesa dell’Immacolata
• Chiesa del Santissimo Rosario
• Chiesa di San Giuseppe
• Santuario di Santa Maria di Cotrino.
I Sepolcri vengono addobbati con arte e maestria con diversi elementi che contribuiscono a dare un aspetto sia di solennità che di gusto estetico all’altare: composizioni floreali, erbe, cuscini addobbati di fiori, nastri, piantine di frumento, luci, grappoli d’uva. Inoltre vicino all’altare vengono posizionati il tavolo, simbolo del sacrificio, il pane, i dodici piatti degli apostoli e diversi altri oggetti simbolici che tendono ad omaggiare l’eucarestia. Il resto della chiesa viene oscurato in segno di dolore: i crocifissi vengono coperti, l’altare maggiore è privato degli ornamenti, le campane tacciono. All’interno del luogo sacro si respira un’atmosfera di austerità e di solennità unica e si è colpiti dal grande silenzio interrotto soltanto dalla recita delle preghiere e del Santo Rosario. Nelle chiese gestite dalle Confraternite, due confratelli a turno vegliano il Sepolcro durante tutta la notte.
La tradizione tramanda che sia consuetudine visitare sette sepolcri, le celebrazioni religiose tendono quindi ad intrecciarsi con le memorie legate alla devozione popolare: il numero sette rimanda ai fatti svoltisi a Roma durante il giovedì grasso del 1552 quando San Filippo Neri oppose ai festeggiamenti del Carnevale un pellegrinaggio a piedi per le sette chiese principali di Roma, inoltre il numero sette rimanda anche alle sette tappe che Gesù compì durante la Passione.

In questa serata la Pro Loco organizza Sacrimmagini, una mostra che si svolge ogni anno in occasione della Settimana Santa e prevede l’esposizione di oggetti o immagini, che riguardano il tema della Passione di Cristo, di proprietà dell’Associazione o gentilmente concessi da privati che ne accettano l’esposizione. Nelle passate edizioni il percorso espositivo ha interessato stampe di immagini sacre, rosari e stampe della Madonna del Rosario, vestiti e gonfaloni delle confraternite, santini, madonne in campana, statue in cartapesta, mostre fotografiche della settimana santa di Francavilla Fontana e di Latiano. La mostra si tiene presso la Torre del Solise ed è aperta dalle ore 20.00 sino alle ore 24.00 del giovedì santo, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 19.30 del venerdì santo.

Inoltre l’Arciconfraternita dei Morti, in collaborazione con lo studio fotografico D’Ambrosio Fotografia, organizza una mostra fotografica a tema riguardante i Riti della Settimana Santa. La mostra si tiene in Piazza Umberto I ed è visitabile dal giovedì santo fino alla domenica di Pasqua dalle ore 19.00 alle ore 23.00.

VENERDI’ SANTO
Il venerdì santo è da sempre per i credenti un giorno di sofferenza e di digiuno ma anche di profonda partecipazione religiosa ai riti che si svolgono in questa giornata. Nel primo pomeriggio sull’altare maggiore delle chiese, spoglie di fiori e ornamenti, viene collocato il Crocifisso per l’adorazione del fedeli in un’atmosfera di profonda contemplazione. Nel tardo pomeriggio nella Chiesa di Sant’Antonio si compie la preparazione delle statue dei Misteri a cura dei confratelli della chiesa stessa. Le statue vengono pulite, cosparse di oli profumati e sono esposte sull’altare maggiore per essere venerate dai credenti prima della processione serale.
Quello dei Misteri è uno dei cortei più solenni dell’anno che parte dal sagrato della Chiesa di Sant’Antonio e percorre le vie centrali del paese in un clima molto suggestivo, di intimo raccoglimento e di preghiera.

Il ciclo dei Misteri comprende sette statue più la croce processionale in legno verniciato nero sulla quale sono applicati i simboli della passione di Gesù. Le statue, in cartapesta, risalgono alla fine degli anni venti del XIX secolo, tranne Gesù Crocifisso, commissionata ad Eugenio Maccagnani all’inizio del XX secolo e il Cristo Morto, statua in legno, collocabile alla fine del XVIII secolo. Esse comprendono:
Gesù nel Getsemani chiamato Gesù nell’orto. Gesù inginocchiato con il volto rivolto verso l’alto presenta le mani aperte, segno di invocazione del Padre. Al di sopra della spalla destra un angioletto stringe un calice;
La flagellazione, detta Gesù alla colonna presenta il Cristo curvo in avanti con il solo perizoma e le mani legate ad una colonna posta alle sue spalle. Evidenti sul corpo le ferite inferte che grondano sangue;
Ecce Homo, chiamata Cristu alla cannicedda. Cristo, in piedi, indossa un perizoma verde ed un mantello rosso, le sue mani sono legate ad una piccola canna (in latianese cannicedda), un finto scettro utilizzato in segno di scherno. La corona di spine posta sul capo provoca delle lacerazioni che grondano sangue, il corpo flagellato è messo in evidenza dalle profonde ferite sulle ginocchia e sul petto;
La caduta sotto la croce, Gesù caduto sotto il peso della croce è raffigurato in ginocchio, la mano sinistra è posata per terra, la destra regge la croce. Sul capo presenta una corona di spine, il suo volto esprime profonda sofferenza;
Gesù Crocifisso, rappresenta Cristo Crocifisso su una croce di legno con il capo proteso in avanti e poggiato sulla spalla destra. Il corpo presenta diverse ferite, evidente è quella sul costato, piedi e mani sono trafitti da chiodi e grondano sangue;
Il Cristo morto, unica statua in legno e la più antica del gruppo processionale. Originariamente la processione del venerdì santo consisteva nel portare per le vie del paese solo questa statua. Gesù morto presenta le gambe leggermente piegate e il corpo con vistose ferite, durante la processione è adagiato su di una struttura simile ad una lettiga romana raffinatamente ornata con veli;
L’Addolorata, statua formata da un trespolo di legno ricoperta dal vestito nero, le mani ed il viso sono in cartapesta. Il volto della Vergine manifesta molto dolore e sofferenza ed uno stilo le trafigge il petto. Le mani intrecciate stringono un fazzoletto ricamato.
Alla processione partecipano i confratelli delle varie congreghe, tutto il clero del paese, le diverse autorità, la banda che intona marce funebri contribuendo ad accrescere l’atmosfera triste e malinconica presente nella città. Il corteo termina con una grande folla di fedeli. Coloro che recano sulle spalle le statue vestono con eleganti abiti neri e guanti bianchi, anche neri sono gli abiti delle donne che trasportano la statua dell’Immacolata e hanno il capo coperto con delle vele in pizzo nero.

SABATO SANTO
Durante la prime ore del mattino del Sabato Santo si svolge la processione dell’Addolorata curata ogni anno, a rotazione, dalle confraternite dell’Immacolata, del Santissimo Rosario e del Santissimo Sacramento. La statua della Vergine Addolorata, portata a spalle da sole donne, in atteggiamento dimesso, per le vie principali del paese, muove alla disperata ricerca del Figlio morto e viene fatta entrare simbolicamente in ogni chiesa dove si ode in sottofondo lo Stabat Mater.
Al corteo partecipano i confratelli delle diverse congreghe, il clero, la banda e una grande folla di fedeli in assoluto silenzio e raccoglimento.

 

Molti i piatti tipici della tradizione latianese che si preparano nel periodo pasquale:
Li puddicastri, un particolare tipo di pane a forma di grosso tarallo preparato con impasto di farina e olio fritto, con al centro un uovo sodo;
Li friseddi cu l’oi, ciambelle fatte con miscuglio di farina e tuorli d’uovo, ricoperti di cileppu (miscela di acqua e zucchero);
Li piscuetti, biscotti di mandorle abbrustolite
La pasta reale, pasta di mandorle con varie forme e in particolare Lu picurieddu, pasta di mandorle a forma di agnello;
La cupeta, dolce fatto mandorle sbucciate e zucchero cotto con l’aggiunta di bucce di limone tritato.

(Fonte: Latiano tra passato e presente : usi, costumi, tradizioni e feste del popolo latianese)