Chiesa San Pietro Apostolo

Punti di Interesse Religiosi - S. Pietro V.co - Piazza S. Pietro

DESCRIZIONE

La Chiesa di San Pietro fu abitata dai Monaci Basiliani, seguaci di S. Basilio il Grande (330-379 d. C.). La Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti, nel 1982, volle vincolare la Chiesa dedicata all’Apostolo San Pietro alla Legge 1089, articolo 4, come monumento che “riveste importante interesse storico-artistico, notevole esempio di architettura seicentesca, riedificata su un precedente edificio medievale”. Da un documento del 1133, che notifica la volontà del Conte di Lecce, Accardo, di donare al Vescovo pro-tempore di Lecce la Chiesa del Beato Pietro Apostolo, si deduce che la Chiesa risale intorno all’anno mille, quando i Padri Basilei, d’accordo con i Valesiani e i Mandriani, costruirono nella borgata di Venocio una piccola chiesetta dedicata all’Apostolo Pietro perché, secondo la leggenda narrata dai mandriani, il Santo avrebbe pernottato d’inverno nel paese. Tracce della precedente costruzione di semplice impianto quadrangolare con volta a vela, si colgono nell’antico locale oggi adibito a sagrestia. Annesso alla chiesa esisteva un luogo che per secoli era detto “oratorio dei pellegrini”: insieme di stanzette, o capanne, adibite per ospitare quei pellegrini che venivano da paesi lontani per devozione a San Pietro o per chi, morso dalla taranta, veniva a bere l’acqua prodigiosa dal pozzo adiacente alla chiesa. Infatti, sull’uscio della chiesetta antica, sulla sua fiancata destra esterna, esisteva un pozzo d’acqua sorgiva che aveva una dolcezza fine e fresca. Anticamente, coloro che venivano morsi dai ragni velenosi, i tarantati, il giorno della festa di San Pietro e Paolo Apostoli (29 giugno), si recavano dai paesi limitrofi per saziarsi di questa acqua che, secondo tutti, era miracolosa. Il pozzo, purtroppo, è stato chiuso nel 1929. (vedi La Notte della Taranta di San Pietro Vernotico) Situata presso uno dei muri laterali della chiesetta, inoltre, esisteva la “ruota degli espositi”: una specie di cilindro, in pietra o in legno, che girava su un asse verticale, posto per metà dentro la chiesa e per metà fuori. Come nei conventi di clausura, essa permetteva di “comunicare” con l’esterno, di far passare oggetti dall’esterno all’interno e viceversa senza essere visti. Su di essa, però, venivano abbandonati anche i bambini non voluti. La piccola chiesetta medievale fu, in un certo senso, inglobata dalla attuale Chiesa seicentesca che noi oggi ammiriamo. Una grande opera di Monsignore Scipione Spina. Intorno all’edificio originale della chiesa di San Pietro, dunque, fu costruito quello barocco, solo il lato destro della chiesetta, dove vi era la pietra degli esposti e la fonte sorgiva, è rimasto tutt’oggi perimetrale all’attuale chiesa che però, sempre considerando di trovarsi oggi di fronte all’attuale chiesa seicentesca, corrisponde al suo lato sinistro, via Gianturco. Sui muri dell’unica navata sono poste alcune tele di pregevole fattura e stucchi barocchi di notevole interesse storico e artistico che rappresentano alcuni episodi della vita di San Pietro Apostolo. Una notizia, desunta da una Visita Pastorale del 1851 del Vescovo di Lecce Monsignore Nicola Caputo, dice che presso la chiesa Madre sia custodita gelosamente una reliquia delle ossa di San Pietro.

STORIE E RACCONTI ECOMUSEO

Non ci sono storie legate a questo punto di interesse

MULTIMEDIA ECOMUSEO

Non ci sono contenuti multimediali legati a questo punto di interesse