Porta Nuova

Punti di Interesse Storico-Culturali - Mesagne - Via Martiri della Libertà

DESCRIZIONE

La necessità di avere collegamenti agili nella nuova espansione della città e il bisogno di una maggiore socializzazione con i centri abitati limitrofi, portarono alla costruzione di una nuova Porta che mettesse in comunicazione l’antico centro urbano col nuovo Borgo. Risultava, infatti, oltremodo scomodo ai cittadini, abitanti nel nuovo borgo, recarsi in città per i loro affari facendo un lungo giro delle mura cittadine. Per l’edificazione della Nuova Porta, fu scelto il punto dove vi era una grande cloaca costruita nello spessore delle mura, attraverso la quale il 20 aprile 1529 le truppe francesi, veneziane e pontificie erano penetrate, notte tempo, nella città dopo averla assediata per molti giorni. Lo storico locale Serafino Profilo, nel suo Profilo historico dell’antichità di Mesagne, afferma, inoltre, che “fu fatta richiesta alla Regia Camera ed al Regio Portulano di Taranto, ed avutone l’assenso, si diede inizio ai lavori. Era sindaco di Mesagne Epifanio Ferdinando il giovane”. Si rese necessario demolire alcuni fabbricati, tra cui un’abitazione vicino alla chiesa di S. Caterina, in modo da creare uno sbocco verso il nuovo borgo, così come si evince da un atto del notaio Cesare Guarini del 1606. Qualche problema pone, invece, la datazione di questa porta. Sul fastigio, infatti, si legge come data di costruzione di questo manufatto il 1603, e quello di ricostruzione il 1702; entrambe le date sono da prendere in considerazione in “senso lato”, dal momento che alcuni riscontri ci danno al 1606 l’acquisto della casa da demolire per la realizzazione della stessa porta. Non è da escludere che a progettare la ricostruzione della nuova Porta sia stato l’architetto Giuseppe Cino, che dal 1683 al 1699 decorò ed intagliò la facciata e l’interno della Chiesa di S. Anna, mentre dal 1685 al 1701 stuccò ed indorò la Chiesa Matrice, realizzando anche l’altare maggiore in pietra leccese. Non è dato sapere quali siano stati i motivi per i quali si rese necessario ricostruire la Porta; sappiamo che si provvide alla sua demolizione e ricostruzione con il contributo del Principe Carmine De Angelis, e nulla esclude che la riedificazione sia stata solo una risistemazione dell’esistente nel senso di un vero e proprio intervento di restauro. La Porta ha un unico fornice con arco a tutto sesto e conci a vista, riquadrato entro due paraste con capitelli tuscanici. Le paraste hanno basamenti e percorrono, in altezza, il fabbricato fino alla trabeazione, oltre la quale si imposta un fastigio arricchito da stemmi sormontati da corone ducali ed adornati da puttini e volute con un’epigrafe, recante la seguente scritta: “Carolo/III/R/et/Carmelo/De/Angelis/Messapiae/Prin/Porta/Ad/Civ/Sub/Urb/Usv/Erecta/A.D./MDCIII/Readificata/A.D./MDCII” Significativa l’araldica della Porta Nuova, che presenta, comunque, non poche difficoltà di lettura, interpretazione ed attribuzione. La facciata della porta, realizzata con regolari conci di carparo, reca un trittico araldico con evidente disposizione gerarchica. Al centro puttini alati su motivi a voluta tengono da ambo i lati le insegne reali relative a Filippo III di Spagna, circondate dal collare del toson d’oro, coronate e coperte da tre elmi con cimiero alla torre merlata, centrale, e al capo di grifo, lateralmente. A sinistra dello stemma reale quello della famiglia Barretta, col principe Giuseppe feudatario della città a partire dal 1748, mentre a destra ritroviamo lo stemma della città di Mesagne.

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